Geobotanico ed ecologo tra scienza, passione ed etica, in occasione della sua nomina a Socio onorario del CAI – Modena, 30-31 maggio Assemblea nazionale dei Delegati CAI

Chi è un abituale frequentatore delle Alpi Feltrine può averlo incontrato nei suoi giri esplorativi, lungo un sentiero, in qualche cengia, viaz o ripido pendio, con il berretto a larga tesa in testa, una gran borsa di tela a tracolla, dove mette le piante del suo erbario, piegato con il busto verso il terreno, intento ad osservare una pianta, a fotografare un fiore, tutto preso con la lente d’ingrandimento a riconoscere una specie: chi potrebbe dire, se non lo conosce, di trovarsi di fronte ad uno dei massimi botanici italiani? Questo è Cesare Lasen uno studioso che non si limita ad approfondire sui libri le sue già vaste conoscenze in materia, ma è mosso da un’inesauribile curiosità a verificarle sul campo, perché la vegetazione è in continua evoluzione e c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, soprattutto in questi tempi di cambiamenti climatici.

La cosa particolare è che gli insegnamenti che egli trae dalle piante non riguardano solo gli aspetti prettamente fitologici, ma investono anche la dimensione etica e sociale: “Le piante nella loro dinamica evolutiva mi sorprendono sempre. Sono dinamiche, si adattano all’ambiente con strategie incredibili e, soprattutto, al contrario di ciò che succede nella società umana, mettono in atto una forma di competizione collaborativa, finalizzata al miglior utilizzo delle risorse disponibili. Tutte hanno un ruolo, dalla specie più piccola all’albero più grande e concorrono a una realtà migliore”.

Classe 1950, nativo di un paese pedemontano nel Comune di Feltre, è cresciuto con i nonni alle pendici del San Mauro in una casa rurale, la più lontana dal villaggio che porta il suo nome (Lasen). “Mancava tutto: acqua corrente, energia elettrica, la strada per arrivarci. Tutt’attorno c’era solo natura. Prati, boschi e le cime dolomitiche. È stato il mio imprinting”.  A cinque anni e mezzo si trasferisce a Milano con i suoi genitori ed il fratello, in una piccola portineria di 20 metri quadrati. Si diploma perito chimico industriale, trovando lavoro all’Enel (Centro Ricerche Termiche e nucleari) e contemporaneamente si iscrive a Biologia, dove in quattro anni si laurea senza andare fuori corso. “La folgorazione è arrivata con l’esame di fitogeografia.  Ho capito che quella era la mia strada. Così mi sono specializzato in botanica con una tesi su Flora e vegetazione del Monte San Mauro”. Il richiamo della sua terra, delle sue radici è sempre più forte. Gli mancano l’aria i fiori, le sue montagne. Così si licenzia e ritorna a Feltre per dedicarsi all’insegnamento nelle scuole medie e superiori (per vent’anni dal 1975 al 1994) proseguendo nel frattempo i suoi studi e le sue ricerche nel territorio con particolare riguardo alla floristica, alla fitosociologia e alla geobotanica. Si occupa anche di ecologia, di conservazione della natura, e di valutazione della qualità ambientale. Non si contano a tal proposito le consulenze, le collaborazioni con università, i convegni nazionali e internazionali cui ha partecipato, gli studi e le pubblicazione scientifiche (a tutt’oggi più di 300).

Con questo curriculum nel 1993 viene nominato primo presidente del neonato Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, in una fase delicata (tangentopoli) e poi perché si era agli inizi di un percorso, tutto da sviluppare, a cominciare dal Piano del Parco. Un’esperienza stimolante, anche se impegnativa, che però alla fine del mandato quinquennale decide di non rinnovare, per tornare ad indossare i panni dello studioso.

Molti sono peraltro gli incarichi e le collaborazioni che ha ricoperto o ricopre presso istituzioni, archivi, comitati o redazioni: presidente dell’associazione editrice della rivista “Le Dolomiti Bellunesi”, collaboratore dell’Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, della Fondazione Angelini “Centro Studi per la Montagna”, già componente del Comitato Scientifico Centrale del CAI e della Consulta Centrale per la Protezione della Natura Alpina (oggi Commissione centrale Tutela Ambiente Montano), affiliato all’Accademia Italiana di Scienze Forestali, membro della Giunta della Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali, componente della Consulta Tecnica Nazionale per le aree naturali protette, attivo rappresentante della Fondazione Cariverona con cui ha promosso importanti iniziative di valorizzazione e conservazione di aspetti naturalistici e non solo. A questa istituzione Cesare ha donato il suo maestoso erbario con oltre 20mila fogli, che è stato poi offerto in comodato d’uso al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Dal 2011 è membro del Comitato scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco. Nello stesso anno è stato premiato col “Pelmo d’Oro”, riconoscimento assegnato annualmente a chi contribuisce allo sviluppo della cultura alpina nelle Dolomiti Bellunesi. Recentemente è divenuto socio promotore del Biodistretto Terre Bellunesi, partecipando attivamente al Gruppo di Coordinamento e ed è membro fondatore di Casa Comune, nata come gemmazione del Gruppo Abele di Don Luigi Ciotti, ispirata all’enciclica Laudato sì di Papa Francesco. Per una strano caso del destino, l’ambìto riconoscimento di Socio onorario CAI assegnato ogni anno dall’Assemblea Nazionale dei delegati  a chi si è adoperato per la promozione della montagna e dell’attività del sodalizio, nel 2025 è toccato in sorte proprio a Don Luigi Ciotti e quest’anno, il 30 maggio 2026, nel meeting di Modena, è stato invece attribuito a Cesare Lasen: entrambi condividono oltre alla comune origine bellunese (Don Ciotti è nativo di Pieve di Cadore trasferitosi anche lui in giovane età con la famiglia a Torino), il  sentimento religioso, l’impegno civile ed un profondo senso etico, assieme naturalmente alla passione per la montagna. Due persone di straordinaria energia e sensibilità: non potevano che andare d’accordo.

F.P.,Gruppo TAM Sezione CAI Feltre